San Valentino

da | Feb 12, 2021 | Napoli | 11 commenti

Diciamocelo: San Valentino è una tragedia. Nessuno sopravvive a questo giorno votato agli innamorati. Non sopravvivono loro, che devono reinventarsi cretini e partire alla ricerca di cuori o cioccolatini. Non sopravvivono i single, a cui immancabilmente viene la sindrome di Bridget Jones. Non sopravvivono nemmeno i neutrali, tragicamente circondati dagli uni e dagli altri. Un santo solo, e tutti questi danni. Sorge spontaneo chiedersi: ma che ha fatto di tanto importante questo santo per meritarsi tutti i quattordici Febbraio del tempo? E cosa potete fare voi per salvarvi?

Semplice: innamoratevi di Napoli. E siccome il cuore di Napoli, per opinione comune, è il mare, questa domenica abbandoniamo le nostre amate zone popolari e ce ne andiamo per le acque. Pronti?

San Valentino Vesuvio

Intanto ricordiamoci che San Valentino protegge indistintamente innamorati ed epilettici. Se qualcuno di voi è entrambe le cose, da oggi ha un motivo in più per simpatizzare con il santo. Era un Vescovo che intorno al 200 d.C. si era rifiutato di convertirsi al cristianesimo, guadagnandosi così la decapitazione, a soli novantasette anni. Votatevi al personaggio e partite.

Passeggiate su via Toledo, direzione mare. Datevi il tempo di un caffè, fatevi una sfogliatella e arrivate a Palazzo Reale. L’altra faccia del Palazzo Reale è la Biblioteca Nazionale, i cui giardini sono aperti e liberamente fruibili. Il piccolo giardino della Biblioteca è una sorta di labirinto di Alice disseminato di alberi secolari. Oltrepassate le installazioni con i cavalli, circumnavigate gli alberi più piccoli e vi troverete sotto quello più bello di tutti. Musica nelle orecchie, chiudete gli occhi. 

Quindi aprite gli occhi, guardatevi intorno: vedete il Teatro San Carlo, Piazza Plebiscito e, se vi sporgete un po’, un pezzo di mare. Continuate lungo Piazza Plebiscito e vi ritroverete completamente immersi nel quartiere di Santa Lucia. Uno dei miracoli ascritti al santo del giorno consiste nell’avere restituito la vista alla figlia cieca di un suo persecutore. Sicuramente quindi sarà contento se dedicate questa giornata anche all’amica santa Lucia e al mistero ancora irrisolto dei suoi occhi cavati.  Santa Lucia aveva grande autoironia, tanto da avere detto in punto di morte, all’epoca, “Non potete chiamarmi puttana se do il corpo senza dare il cuore”. Morta anche lei, neanche a dirlo, come il nostro santo del giorno, e la storia ancora non sa spiegarci se gli occhi glieli avessero cavati o no. Capirete quindi che, con una personalità del genere, non le dispiacerà se passerete dieci minuti dalla sua Chiesa anche se non siete cattolici (soprattutto se non lo siete). La Chiesa di Santa Lucia al mare non ha nulla di speciale dal punto di vista oggettivo. E proprio per questo dovete andarci, per abituarvi al fatto che Napoli va cercata esattamente dove non  sembrerebbe offrire nulla.

Spalle alla Chiesa, zona residenziale, una serie di vicoletti grigi grigi che si arrampicano verso l’alto: siete nel Pallonetto di santa Lucia: zona poverissima e popolare, come i Quartieri Spagnoli, che ha dato i natali immaginari alla Nunziatella, dove era dovuto venire pure il padre dell’Arturo di Elsa Morante, pur di sposarla. Perdetevi – con un po’ di sana circospezione – nel Pallonetto, guardate la vita delle persone attraversando quelle stradine strettissime, pensate ad Arturo e alla sua Procida, che tra poco vedrete. Eccovi ai piedi di una scalinata che porta al Monte Echia. Una sana arrampicata in mezzo al nulla, e avrete tutta l’aqua ai vostri piedi, isole, Vesuvio e varchetelle incluse.

 

Il mare di Napoli va vissuto in maniera bidirezionale: si guarda il mare da Napoli, prima, e poi si guarda Napoli dal mare. Quindi scendete e, passeggiando sul lungomare, mangiatevi la città. Non importa cosa sceglierete – se i taralli caldi, ‘o per e ‘o muss, le caramelle di Santa Lucia -, Napoli deve anche mangiarsi. Usate tutti i sensi. Andatevene a Castell dell’Ovo, salite sulla terrazza più alta e godetevi, visto che siamo in tema, una sconvolgente dichiarazione d’amore partenopea: “Voghio la  tua bocca”, dice l’innamorato. Una sorta di rivisitazione del “Je prends ta bouche violemment” di Truffaut. Anche se non si può – praticate un po’ di sana ruffianeria con i sorveglianti – sedetevi per terra, sporcatevi, mangiatevi la città con gli occhi, con la bocca, toccatela.

Tornate giù correndo nel senso letterale del termine, in discesa, preferibilmente senza finire in Ortopedia – lì ci andiamo nel giorno del protettore degli Ospedali -, ancora meglio proponendo una gara agli sconosciuti. Date sempre confidenza agli sconosciuti. Accettate anche caramelle.

E ci siete. Avete il mare davanti. Passeggiate dentro Borgo Marinari, continuate imperterriti a dare confidenza agli sconosciuti, arrivate all’inizio di via Partenope, ci sono delle scale che scendono sull’acqua. Restateci, coi piedi sospesi sull’acqua, con la vostra musica sempre nelle orecchie.

Domani, quindici Febbraio, è san Severo: avete già visto il Cristo Velato?