Calabria tra mare e montagna

da | Nov 26, 2020 | Italia | 2 commenti

Quando qualcuno parla di un viaggio in Calabria in genere esordisce con  “Sono andato al mare a….”, dando l’idea che si tratti di una località di villeggiatura estiva. In realtà, la Calabria non è solo questo e l’ho capito visitandola in lungo e in largo facendo un viaggio on the road, di meta in meta, mare o montagna che fosse.

Bova Calabria Wanderwave

La Calabria è un richiamo ancestrale, un ritorno alle origini, al luogo dove tutto è cominciato e purtroppo, in alcuni casi, terminato prematuramente. D’altronde, il nome del nostro Bel Paese nasce da Italo, re degli Enotri, antico popolo stanziato in Calabria. La Magna Grecia è ancora lì, viva e presente. Poco dopo aver varcato il confine, basta allontanarsi di pochi chilometri dalla famigerata “Autostrada Salerno Reggio Calabria” per ritrovarsi subito immersi nella preistoria tra le incisioni rupestri e i sepolcri più antichi d’Italia. Tutto questo presso la Grotta del Romito, a Papasidero, in un luogo che, a uno sguardo superficiale, sembrerebbe non offrire nulla.

Scendendo un po’ più giù, ecco apparire la Sila col suo verde fittissimo, un vero polmone dove si respira aria pura e pregna dell’odore di patate mpacchiuse e caciocavallo silano. E’ il trampolino ideale per tuffarti poi nella costa degli Dei sul lato tirrenico oppure nel golfo di Squillace sul lato Jonico. Tropea, Pizzo, le Castella sono i posti più conosciuti e da copertina della Calabria, quindi imperdibili, ma il viaggio non può e non si deve fermare qui. Continua più giù nella Costa Viola, a Scilla, dove si rivive il mito dell’Odissea e dove ci si sente vicino ma lontano dalla Sicilia.

Quanto è stato bello passeggiare al tramonto per i vicoli del borgo di Chianalea con le sue case che si lasciano abbracciare dal mare. Scilla può essere considerata un capolinea per un viaggio in Calabria o solitamente il punto di partenza per la Sicilia, ma andando oltre e volgendo lo sguardo verso l’Africa si scopre il lato calabro più desolato e arcano: Bova con la sua bellissima marina delimitata da un’anonima striscia di cemento e in alto, il paese antico, un vero e proprio scrigno che custodisce la lingua Grecanica, usi e costumi arcaici, sapori dei tempi che furono. Proseguendo il cammino lungo la Statale Jonica si incontrano paesi come Brancaleone, Africo, Riace, Monasterace. Lo straniamento indotto dalla visione di questi paesaggi selvaggi e abbandonati svanisce repentinamente alla visione “amichevole” della soppressata con la lacrima e altre innumerevoli leccornie. Il viaggio si è concluso con la visita di Civita, un gioiellino incastonato nel Pollino. E’ un paesello arbëreshë con un’ospitalità favolosa che consente di immergersi in suggestivi paesaggi, mete di tutti gli amanti della montagna e dei suoi sport. In un silenzio spettrale, assistere al volo dei grifoni è stato il dolce epilogo di questo viaggio. Vederli volteggiare e sorvegliare ogni angolo delle gole del Raganello ha provocato una sorta di sindrome di Stendhal. Ma ero nel Pollino o sulle Ande ad assistere al volo del condor Pasa?

Buon viaggio in Calabria!

Armando Meccariello

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